VELKARYSFantasy Roleplay

La Storia Principale

Lore Server

Le basi del mondo di Velkarys: il 2040, la Frattura, Eclirion, le terre segnate e l'Osservatorio.

Accesso Lore pubblica disponibile a tutti i visitatori.
Stato Visibile nell’archivio principale o nella sua cartella.
Aggiornata 2026-03-18
Capitolo I

Anno 2040

Il mondo in cui vivete non è un mondo intatto.

Le terre portano ancora i segni di un antico disastro, molte regioni sono mutate nel tempo e intere generazioni sono cresciute tra rovine, superstizioni, pagine consumate e racconti che nessuno riesce più a distinguere del tutto dalla verità.

Esistono ancora comunità, rifugi, villaggi e zone relativamente sicure, ma non ovunque il passato è stato sepolto davvero. Ci sono luoghi che vengono evitati. Rovine che nessuno sa spiegare fino in fondo. Terre che molti chiamano segnate, maledette o semplicemente sbagliate.

Il mondo è andato avanti. Ma non ha mai smesso davvero di ricordare.

Capitolo II

La Frattura

Tra i nomi sopravvissuti al tempo, uno compare più spesso degli altri: La Frattura.

Il termine si ritrova in vecchi testi, archivi incompleti, cronache rovinate, superstizioni religiose e racconti tramandati da chi ha cercato di ricostruire ciò che venne prima.

Secondo la memoria comune, la Frattura fu un evento antico che cambiò il mondo.

Nessuno, però, ne conserva una versione intera e certa.

Per alcuni fu un cataclisma reale. Per altri una leggenda nata per dare un nome alla rovina. Per altri ancora soltanto una parola sopravvissuta al tempo, svuotata del suo significato originale.

In alcune zone si dice che la Frattura sia avvenuta secoli fa. In altre viene fatta risalire a un anno tramandato come 936, ma quasi mai con assoluta certezza. Per molti è solo un numero copiato, ripetuto, trasmesso da testi tanto antichi quanto incompleti.

Capitolo III

Eclirion

Accanto al nome della Frattura, nelle cronache più fragili e nei racconti più antichi, compare talvolta un'altra parola: Eclirion.

Molti l'hanno sentita nominare. Pochi sanno dire cosa significhi davvero.

Per alcuni è il nome di una reliquia perduta. Per altri un simbolo, un mito, o il frammento di una lingua antica di cui non resta quasi nulla. Altri ancora lo collegano alle rovine, alle terre segnate o a qualcosa che il tempo ha inghiottito senza lasciare spiegazioni.

Non esiste una versione condivisa. Non esiste una conoscenza certa.

Eclirion è, per la maggior parte del mondo, un nome sopravvissuto al disastro. Nulla di più. Eppure continua a tornare. Nei libri. Nei racconti degli anziani. Nei simboli corrosi dal tempo.

Capitolo IV

Le rovine e le terre segnate

Il continente è disseminato di resti del passato.

Non tutte le rovine sono uguali. Alcune sembrano soltanto vestigia di civiltà scomparse. Altre, invece, vengono guardate con maggiore timore: luoghi in cui il silenzio pesa troppo, l'aria sembra diversa e la pietra conserva simboli che nessuno sa più leggere.

Molte comunità evitano certi territori per istinto o per tradizione. Altre li rispettano. Altre li temono apertamente.

Da generazioni si racconta che esistano luoghi in cui il mondo sembri più fragile. Più vicino a qualcosa che non si riesce più a nominare.

Luoghi in cui il vento, la roccia o il silenzio danno l'impressione di custodire una memoria che nessuno ha saputo riportare davvero alla luce.

Per alcuni sono solo superstizioni. Per altri, un avvertimento.

Capitolo V

Il mondo nel presente

Nel 2040, la vita continua — ma non in un mondo sereno.

Sopravvivere richiede adattamento. Le comunità si affidano a ciò che conoscono, proteggono ciò che possiedono e spesso diffidano di ciò che viene da fuori.

Il passato non è soltanto storia: è un peso, un'ombra, una presenza che ancora influenza credenze, paure e modi di vivere.

C'è chi cresce imparando a non fare domande. Chi ascolta storie che nessuno riesce a confermare. Chi vede nelle rovine solo pietra. E chi, invece, sente che sotto la superficie del mondo esiste ancora qualcosa che aspetta di essere compreso.

Capitolo VI

L'Osservatorio

Tra i pochi luoghi considerati relativamente sicuri, l'Osservatorio è uno dei nomi che ancora circolano con rispetto.

Per alcuni è un rifugio. Per altri un punto di passaggio. Per altri ancora una delle poche zone in cui sia ancora possibile fermarsi, orientarsi e sopravvivere senza essere subito inghiottiti dal caos del mondo esterno.

Le sue zone sicure rappresentano, per molti, un confine fragile ma necessario tra ciò che resta della stabilità e tutto ciò che, oltre, continua a essere incerto.

Non tutti ne conoscono davvero la storia. Ma quasi tutti, prima o poi, ne hanno sentito parlare.